Insalata di farro alla genovese

Fa sempre più caldo e perfino nella nostra casina, nota per avere un’ottima ventilazione, non si alza un filo d’aria. Sigh. Questo tempo mi lascia costantemente in un umore misto tra pigrizia e fastidio, per qualsiasi cosa e senza motivo, e una grandissima voglia di fare. Diciamo che vivere con me in questi giorni non è proprio semplicissimo avermi accanto visto che un momento prima rantolo sul divano con il ventilatore sparato addosso e una vaschetta di Ben & Jerry’s borbottando “Fa troppo caldo per vivere!” e quello dopo mi annoio e mi viene voglia di fare qualsiasi cosa. L’unica cosa che rimane costante è la voglia di cucinare, anche se fa caldo, anche se fa caldissimo quella rimane sempre identica.

Insalata di farro con pesto e feta.

Una ricetta azzeccata per la stagione! Grande commozione! Infatti mica mi ricordavo di averla fatta, tipo a gennaio, e l’ho trovata per caso nella macchina fotografica. L’idea dell’insalata di farro con il pesto viene dall’ultimo numero di alice e poi l’ho condita secondo il mio gusto. Non a caso ci sono i ciliegini padellati, fosse per me li metterei anche nel gelato. O nei cupcakes. O me li inietterei direttamente in vena. Dovrei studiare il modo.

Ingredienti per 4-6 persone:

300gr di farro perlato
1 vasetto di pesto, io uso quello alla rucola la ricetta è qui 
200gr di pomodori ciliegini
1 peperone rosso
200gr di salsiccia
150gr di feta
Preparazione:
Lessare il farro in acqua salata per 25-30 minuti. Scolarlo e condirlo subito con il pesto di rucola, così non si sta ad esagerare di olio faccio pure la persona seria, e lasciarlo freddare.
In una padella con un giro d’olio saltare i ciliegini tagliati a metà per qualche minuto. Metterli da parte. Nella stessa padella rosolare la salsiccia, debitamente sgranata, senza aggiungere grassi per una decina di minuti e metterla da parte. Preparare anche il peperone, io mi limito a metterlo a crudo ma si può arrostire, pelare e tagliare a pezzetti. Tagliare a cubetti 100gr di feta. Aggiungere tutti gli ingredienti al farro. Al momento di servire aggiungere un giro d’olio nei piatti e un pochino di feta sbriciolata.

Non fa mai troppo caldo per un cookies

Fa caldissimo. So che è fine giugno e quindi è normale che faccia caldissimo e so che sono fastidiose le persone che si lamentano dell’inverno perché è freddo e dell’estate perché è calda MA avendo sempre precisato di stare bene a livello di temperatura per circa due giorni l’anno continuo a borbottare. Dicevamo. Fa caldo e Rozzangeles si è trasformata in una terribile fornace, le porcelle vanno avanti a cetrioli e se fossi una persona normale la mia voglia di cucinare sarebbe sotto i piedi. Purtroppo io continuo a funzionare a casaccio quindi pur non avendo una fame pazzesca, e dicendo così intendo che mangio come una persona normale che è stata a dieta per tre mesi, dopo un paio di giorni di paste fredde sento il bisogno fisico di accendere il forno o di sciogliermi ai fornelli. A nulla servono i rimbrotti del malefico fidanzato, che crede sempre nella legge del “Una lagna di troppo non è mai di troppo”, e le sue proposte di spostare la tajine in cantina, devo cucinare. Così l’altro giorno con 35° in casa mi sono avviata in cucina, ho acceso il forno e ho preparato questi cookies. Che ho mangiato, uno solo non tutti grazieaddio, ancora caldi nella vasca da bagno ghiacciata. Roba che sembro Hannah di Girls e che rischio una congestione, ma pazienza mi ha fatto stare da dio.

Chocolate Chip Cookies

La ricetta viene dal blog di Terry  a cui ho apportato giusto un pelo di modifiche, soprattutto quella di usare solo zucchero di canna perché lo adoro e ci vivrei, ed è ottima per ottenere i classici cookies belli ciccioni e con i pezzi di cioccolato al posto delle gocce a renderli più rustici.

Ingredienti:

210gr di farina
150gr di zucchero di canna
115gr di burro fuso
150gr di cioccolato fondente a pezzi o gocce di cioccolato
2 cucchiaini di lievito
½ cucchiaino di bicarbonato
1 uovo
30gr di fiocchi d’avena, i miei avevano dentro qualche pezzetto di cioccolato che impastando si è sciolto e per quello sono marroncini

Preparazione:

In una ciotola mescolare il burro fuso e lasciato freddare con lo zucchero. Aggiungere l’uovo e sbattere con le fruste elettriche o con la planetaria. Aggiungere la farina setacciata con lievito e bicarbonato e per ultimi incorporare con un cucchiaio i pezzi di cioccolato e i fiocchi d’avena.
Formare delle palline e metterle su una teglia con carta da forno abbastanza distanziate tra loro. Mettere la teglia in frigo per una mezzoretta. Trascorso il tempo riscaldare il forno a 180°, mentre si scaldava io ho rifatto un po’ le palline dei biscotti perché essendosi freddato l’impasto era più lavorabile, e infornare per 10-12 minuti a seconda delle dimensioni. Al momento di tirarli fuori dal forno saranno morbidi, ma va bene così una volta freddi si compattano. Io però non resisto mai e il primo biscotto con il cioccolato ancora fondente lo mangio sempre =)

Mafalde con pesto di fave e salsiccia croccante

In questo periodo mangerei solo fave e asparagi quindi le mie ricette sono solo con fave asparagi. Tra l’altro le prime sono la mia nuova zucca. Mi spiego meglio. Anni orsono senza motivo alcuno una bambinetta minuta e con i piedi all’indentro decise che la zucca non le piaceva. Senza averla mai assaggiata. Non ricordo se la colpa sia stata di tutte quelle che mia madre intagliava per halloween, e l’idea di mangiarle era come quella di mangiare un amico [ e adesso so che sono tossiche ma ero una bambina], o di qualcos’altro ma la zucca non la mangiavo a prescindere. Facevo anche scene assurde, questo tipo fino ai vent’anni, quando qualcuno mi proponeva i ravioli di zucca perché li trovavo terribili e sapevano di anice, ripeto senza averla mai assaggiata la zucca. Poi un anno e mezzo fa l’ho finalmente mangiata e da lì grandissimo amore. Stessa cosa ho fatto con le fave, con la differenza che la motivazione che davo per non mangiarle era che “Erano amare come la birra [che non bevo ma almeno ho assaggiato]”. Mia madre e il mio patrigno di allora si scofanavano piattoni di fave con pecorino e salame e io borbottavo, fino a un mesetto fa quando le ho assaggiate per sbaglio e mi sono piaciute. Conquistando il premio pirla del mese, sbaragliando la concorrenza.

Mafalde con pesto di fave e salsiccia croccante 

Ingredienti per 4 persone:

360gr di mafalde corte
500gr di fave ancora da  sgranare
2 cucchiai di ricotta
50ml di olio evo
30gr di pistacchi
60gr di pecorino
250gr di salsiccia

Preparazione:

Ho messo sul l’acqua della pasta e quando ha iniziato a bollire vi ho tuffato le fave già sgranate e le ho lasciate bollire per cinque minuti. Le ho scolate con una schiumarola e messe nell’acqua fredda perché non perdessero colore.
Le ho poi frullate, con il classico minipimer, insieme ai pistacchi, al pecorino e all’olio che ho aggiunto gradualmente. All’ultimo ho incorporato i due cucchiai di ricotta. Ho disposto il pesto a cucchiaite sul fondo dei piatti.
Mentre la pasta cuoceva ho fatto rosolare in una padella con due cucchiai d’olio la salsiccia sgranata, tenendo sempre abbastanza alto il fuoco in modo da farla diventare ben colorita e croccante. Ho scolato la pasta leggermente al dente e l’ho saltata per un minuto con la salsiccia e poi l’ho distribuita sopra il pesto di fave.

La foto è ignobilmente buia perché ho avuto la brillante idea di provare a fotografare alle nove sul balcone senza luci. Peggio che andar di notte, lo so. Possiamo far finta che sia una foto pseudo romantica, no eh?

 

Brownies alle ciliegie per il #Brianzacamp

C’è un motivo per cui ho aperto questo blog. No in realtà ce ne sarebbero tre, ma i primi due ovvero che Fabri detestava che raccontassi i cavoli nostri al web e che volevo imparare a cucinare sono secondari, ma uno è particolarmente importante.
Ho sempre creduto nel potere del cibo di creare legami. Penso dipenda dal fatto che da ragazzina mia nonna mi ha definita “Incapace di dare amore a chiunque” e quindi da un mio bisogno di riuscire, non solo ad amare, ma anche di riuscire a trasmettere quell’amore e non essendo capace di tenere una matita in mano o di scrivere grandi frasi ho iniziato a trasmettere i miei sentimenti cucinando. Credo profondamente nel cibo e nei ricordi. Ogni volta che racconto qualche fatto della mia vita Fabri ride, perchè sì il malefico fidanzato ride, e se ne esce con “Ma è possibile che tutti i tuoi ricordi siano legati al cibo?” Non so se sia possibile, ma sicuramente è possibile per me. E la giornata di ieri è la dimostrazione di come il cibo sia uno spettacolare veicolo di emozioni, di amore, di cura.

La giornata di ieri si potrebbe definire banalmente come un pic nic, ma in realtà è stato molto di più: è stata la prima edizione del Brianza camp. Un evento eccezionale per mille motivi, che ovviamente vi elencherò, primo perchè è nato praticamente a Marzo e siamo riuscite a scegliere l’unica domenica con il blocco del traffico in programma per i prossimi mesi e non è da tutte, secondo perchè si è svolto in un luogo d’eccezione e d’eccellenza il giardino dei non suoceri di Gaia che ci ha permesso di sorvolare sulla minacciose nuvole che ci hanno accompagnato per tutto il pomeriggio. Terzo perchè con le nostre chiacchiere siamo riuscite a stordire anche il piccolo Niccolò. Quarto per il cibo. Presente le cene in cui tutti portano qualcosa? Ecco gli eventi della compagnia del tea party prevedono che tutte promettano di portare qualcosa e tutte finiscano a portare molti più piatti del previsto e in dosi che potrebbero sfamare un intero esercito. Giusto per dire in quest’occasione abbiamo goduto della bellissima quiche verdurosa di Alice, dei cupcakes cocco e fragola di Gaia, della focaccia di Cristina [che il malefico fidanzato ha adorato], dello tzatziki bello pieno di aneto di Giada e dei miei danubi. E di un sacco di altre meraviglie che se rimango ad elencare finiamo tra tre mesi. Ma torniamo a noi.
Il motivo che ha reso più unico quest’evento, oltre al fatto che il malefico fidanzato si è divertito, ha giocato con Ellie, ed è stato anche un ottimo fotografo, è stata la compagnia delle mie amiche social preferite [ma molto più amiche che social e considerando quanto stiamo su twitter non è poco]. Sono state le chiacchiere, le risate, la malefica tombolata con premi culinari, i pettegolezzi, le prese in giro, le discussioni sugli eventi passati e presenti [e il racconto di come le nostre agrodolci metà hanno vissuto gli stessi, che è stato imperdibile], gli abbracci. Penso sia per questo che cucino, per avere momenti come questi.

E adesso la ricetta. Tra le molteplici vivande che abbiamo portato c’erano anche i miei brownies alle ciliegie, la cui ricetta si è profondamente ispirata a quella di Fiordifrolla. Sono una discreta mazzata ma particolarmente golosi.

Brownies fondenti alle ciliegie

Ingredienti per una teglia 29x23cm:

150 gr di farina 00
300 gr di cioccolato fondente
250 gr di burro
4 uova grosse
150gr di zucchero semolato
50 g di zucchero di canna
Due belle manciate di ciliegie

Preparazione:

Preriscaldare il forno a 180° Snocciolare le ciliegie. Far fondere 200gr di cioccolato fondente al microonde con il burro tagliato a tocchetti e mettere da parte. Montare rapidamente le uova con lo zucchero, Fiordifrolla consigliava di farlo con lo sbattitore io non avevo voglia di prenderlo e ho fatto rapidamente a mano, fino a che si ottiene un composto chiaro e spumoso. Aggiungere alle uova il cioccolato fuso con il burro, mescolare rapidamente, aggiungere la farina setacciata e il restante cioccolato tritato finemente. Rovesciare l’impasto in una teglia imburrata e infarinata e disporvi sopra le ciliegie.
Infornare a 180° per 25-30 minuti. Io verso i 25 minuti ho preferito togliere la teglia per evitare l’effetto brownies secco. Ho quindi estratto la teglia dal forno e l’ho lasciata raffreddare dentro a una teglia con acqua ghiacciata per bloccare ancora di più la cottura.

Un Hamburger,delle fave e un Aglianico per il Taste and Match

Non postavo da un pochino ma questo giro ho una valida scusa, il piccino [alias il mio netbook] aveva deciso di suicidarsi e considerando che dall’iphone grazie al correttore automatico scrivo peggio di Checco Zalone ho preferito rimandare il post. Però adesso il piccì è resuscitato e quindi non ho più scuse per non scrivere [e non azzardatevi a inventarle per me, solo perchè non volete leggermi].
Ritornare a scrivere dopo un pochino è sempre difficile, è come quando torni a scuola dopo diversi giorni di malattia, c’è quel momento prima di varcare la soglia [e in questo caso di postare] in cui è tutto un po’ strano e diverso, quindi per renderlo più familiare ho deciso di tornare con una ricetta che per me è casa, è coccola.

Gli Hamburger sono uno dei miei cavalli di battaglia. Se dovessi andare a un fantomatico Amici di Maria versione food alla comparsa della scritta cavallo di battaglia sono sicura che vedrei arrivare in studio della carne trita e una padella di discrete dimensioni.
Così quando per il Taste and Match milanese del 9 giugno ho saputo che sarei stata assegnata a una delle due postazioni dei secondi ho incrociato tutte le dita possibili nella speranza che mi capitasse un vino adatto all’abbinamento con un burger. Quando poi la mitica bottiglia è arrivata in casa ci sono stati momenti di panico misti a grande riflessione, in cui la sottoscritta e il suo malefico fidanzato si sono dedicati all’assaggio del Augustalis Aglianico del Vulture 2008 delle Cantine del Casale, con la mente già proiettata alla ricetta. E diciamo che siamo stati, sono anzi visto che il fidanzato in questo caso si è limitato a bere e ad assaggiare l’abbinamento, fortunati perché ci siamo trovati davanti a un vino rosso dal sapore intenso e pieno perfetto per abbinarsi a un secondo di carne. L’idea di aggiungerci poi un pesto di fave è venuta di conseguenza, volevo una salsa che richiamasse la stagionalità ma anche che parlasse di me, e viste le mie origini liguri non potevo che ricadere su un pesto che per la scelta delle fave, e l’uso del pecorino, ha dato all’hamburger una marcia in più. A noi personalmente è piaciuto e Fabri nonostante stesse boccheggiando ha anche fatto il bis, quindi perché non venire a provarlo?

Hamburger con pesto di fave e pecorino fondente



Ingredienti per sei hamburger

Per i panini:
280 gfarina 00
120 ml latte
50 ml acqua
30 g burro
6 g lievito fresco
2 cucchiaini zucchero
1 cucchiaino sale
30 g circa semi di sesamo o papavero

Per il pesto di fave:
300 gr di fave ancora da sgranare
2 cucchiai di ricotta
50ml di olio evo
30gr di pistacchi
60gr di pecorino

Per gli hamburger:
500gr di carne trita di suino
100gr di pasta di salame
6 sottilette di pecorino, o semplicemente 6 fettine di pecorino tagliato sottile.

Preparazione:

Far intiepidire in un pentolino acqua e latte e sciogliervi il lievito. Sciogliere al microonde il burro. Impastare a mano o nella planetaria la farina con il burro, il latte con il lievito, lo zucchero e quando il composto inizia a prendere forma anche con il sale, che viene aggiunto adesso per non entrare a contatto con il lievito. Mettere a lievitare coperto per un’ora circa. Trascorso quel tempo, riprendere l’impasto sgonfiarlo e formare sei panini. Spennellarli rapidamente con dell’acqua e premerli su un piattino in cui si saranno disposti i semi di sesamo, così rimangono meglio attaccati. Lasciar lievitare ancora per 45 minuti e poi infornare, in forno preriscaldato a 200°, per 12 minuti. Lasciar raffreddare, tagliare a metà e mettere da parte.
Impastare la pasta di salame, o volendo la salsiccia privata  del budello con la trita e formare sei svizzere. Tenerle da parte.
Preparare il pesto di fave. Sgranare le fave, sbollentarle per un paio di minuti in una pentola di acqua bollente e poi frullarle con pecorino, pistacchi, e olio. Aggiungere alla fine un paio di cucchiai di ricotta per conferire cremosità.
Preriscaldare il forno a 200°.
Cuocere le svizzere in una padella antiaderente, unta con un filo d’olio, per cinque minuti circa per parte. Salare e iniziare a comporre l’hamburger in quest’ordine: fetta di pane, svizzera, sottiletta di pecorino, una generosa cucchiaiata di pesto di fave, pane.
Infornare per cinque minuti in modo da far sciogliere il formaggio e contemporaneamente tostare leggermente il pane e renderlo più croccante.

Dlin dlon informazione di servizio: Ora non è che dopo avervi messo la ricetta e avervi parlato del Taste and Match a cui parteciperò vi lascio con un palmo di naso. Quindi se cliccate sul bannerino quì sotto potete acquistare il biglietto per la serata, avere maggiori informazioni sull’evento, tipo le indicazioni per arrivarci così non dovete affidarvi al mio atroce senso dell’orientamento, i vini proposti e le persone che cucineranno con me, roba che a leggere già un paio di nomi come Barolo, come Gaietta ai dolci e Cristina al primo viene voglia di comprare pure a me il biglietto.

Uova con il bacon rivisitate con l’aiuto di Montersino

Mi sono innamorata di questa ricetta la prima volta che ho preso in mano il libro di Pasticceria Salata di Montersino e infatti appena ho avuto una domenica senza pranzi in famiglia, di Fabri, o gite, o qualche salcavolo d’impegno mi ci sono dedicata. Tra l’altro era ancora un mese che non si spacciava per novembre, quindi sono state perfette per inaugurare il terrazzo. E’ una rivisitazione del classico uovo fritto con bacon tipico delle colazioni americane, e secondo me fa una bellissima figura quando si organizza un brunch con le amiche perché il sapore è familiare [Fabri direbbe che non esistono brunch senza uova fritte] ma la presentazione è accattivante e anche comoda da mangiare. Ho fatto qualche piccola modifica rispetto all’originale, soprattutto per praticità, e devo dirvi che anche se eravamo solo in due, e ovviamente ho dimezzato la foto, Fabri sarebbe andato avanti a mangiare savarin fino a pomeriggio inoltrato.

Ingredienti per 24 savarin mignon:

3 albumi
2 tuorli
Pane per tramezzini, una confezione
150 gr di pancetta affumicata tagliata a fette

Preparazione:

Sbattere brevemente gli albumi con un pizzico di sale, fatelo con le fruste a mano è proprio questione di un paio di minuti. Distribuire il composto dentro lo stampino da savarin mignon, io ho usato quello della pavoni in silicone che ho solo unto leggermente a scopo preventivo e infornare a 120° per trenta minuti circa.
Con un coppapasta tondo da 5cm, il mio come si vede nelle foto era un po’ più grande e non è esteticamente splendido, tagliare il pane da tramezzini e rosolarlo in una padella con un pochino d’olio in modo che si tosti leggermente. Mettere al caldo. Soffriggere nella stessa padella il bacon.
Sfornare i savarin, lasciar raffreddare qualche minuto e comporre le vostre uova con bacon mettendo prima un “tondino” di pane, poi una fetta di bacon, poi il savarin di albume e infine nel buco aggiungere un cucchiaino di tuorlo e un pizzico di sale. Ripetere per tutti gli altri e infornare ancora, sempre a 120°, per qualche minuto, giusto il tempo perché il tuorlo si rapprenda leggermente. Servire.

Dlin Dlon, informazione di servizio: A inizio Giugno sarò ai fornelli per la seconda edizione del Taste and Match milanese che si terrà al laboratorio cingoli. Per ora non posso dire dippiù, se  non che sto già spremendomi le meningi per pensare a un buon abbinamento e a un piatto che vi possa piacere e che avrò delle signore compagne di fornelli , però intanto inizio a dirvelo e voi iniziate a pensare di non prendere impegni per quella sera. Rimanete sincronizzati quì o sul sito di Wine explorer per la data esatta e per ulteriori news =)

Cookies al cioccolato e deliri infantili

Da bambina erano i ciocchini, con la loro forma ovoidale, poi sono state le gocciole e alla fine dei bizzarri biscotti tondi spessi tipo tre cm, e che in bocca fornivano un meraviglioso effetto ostia in chiesa unito a carie imminente, che prendevo in un qualche discount genovese, i cookies sono sempre stati parte integrante della mia vita. Le gocce, o ancora meglio i pezzettoni di cioccolato, e questi biscotti giganteschi che vedevo sempre nei telefilm dove i protagonisti ordinavano un orrendo caffè americano, che a me piace perchè non sa di caffè, e lo accompagnavano con questa entità quasi malefica, grande più o meno come la faccia di un neonato o la mano di Bigfoot [che in questo caso dovrebbe chiamarsi Bighand ma la battuta è così deprimente che non so se sopravviverà alla bozza di questo post] e che mangiavano colmi di piacere. I cookies sono sempre stati una parte integrante della mia vita e così quando ho trovato finalmente una ricetta che m’ispirasse, dopo le doverose modifiche perchè ogni foodblogger che si rispetti modifica a cazzo di cane una ricetta [fa figo, come quando copi qualcosa dall'enciclopedia ma modifichi una frase e ti senti di aver fatto una ricerca della madonna], in A Tea with Bea mi sono buttata e dopo una prima riuscita soddisfacente ho iniziato a sfornare cookies come se non ci fosse un domani. Ora presumo che nessuno si immagini casa nostra nel tempo libero, anche se sarebbe carinissimo, ma adesso avete qualcos’altro a cui appigliarvi oltre alle zanzariere da balcone appena montate, grazieaddio, e al divano rosso con l’enorme bracciolo da cui scrivo [se fossi un personaggio famoso a quel bracciolo aspirerebbero un sacco di teenagers] ed è un’alzatina per dolci colma di cookies. E’ sempre colma. E quando non è colma io sono appiccicata al forno a controllare che i cookies siano pronti per essere sfornati.

Cookies al cioccolato

Ingredienti per circa 20 biscotti grandi:

175gr di burro morbido
½ cucchiaino di sale
½ cucchiaino di bicarbonato
220gr di zucchero di canna
1 uovo più un tuorlo
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
240gr di farina 00
25ml di latte
250gr di cioccolato fondente in pezzi o gocce di cioccolato

Preparazione:


Mettere nella ciotola del Kenwood, o della vostra planetaria, il burro morbido fatto a pezzetti, il sale e lo zucchero e montare con la frusta a K per diversi minuti fino a che il composto diventa spumoso e gonfio.
Sbattere velocemente l’uovo con il suo tuorlo e aggiungerlo al burro lavorando a bassa velocità. Aggiungere l’estratto di vaniglia.
Setacciare la farina con il bicarbonato e aggiungerla. Alla fine quando il composto è amalgamato aggiungere il latte e i pezzi di cioccolato mescolando con una spatola manualmente.
Usando due cucchiai disporre l’imposto su una teglia coperta da carta da forno cercando di dargli una forma più tondeggiante possibile e avendo cura di lasciare un po’ di spazio tra un biscotto e l’altro. Mettere i biscotti a riposare in frigorifero per una ventina di minuti.
Nel frattempo riscaldare il forno statico a 180°. Infornare i biscotti per un tempo che va tra i 9 e i 13 minuti, a me sono serviti tutti e 13 ma dipende dalle dimensioni dei vostri biscotti. I cookies dovranno apparire leggermente dorati. Sfornare e lasciar raffreddare sulla teglia, sono un po’ morbidini in questa fase, e una volta freddi servirli. Anche se lo confesso non riesco mai ad aspettare che si freddino del tutto e il primo cookies lo mangio quando è ancora tiepido e il cioccolato al suo interno leggermente morbido. E’ meraviglioso.

Un soufflè non può mai aspettare…

Come al solito ho lasciato passare troppo tempo dall’ultima volta che ho scritto, cercherò di essere più costante. Queste settimane di non blog sono state in realtà settimane di lavoro, di pranzi con i parenti [di Fab] e di attesa. Attesa per una visita medica che mancava da due mesi e che per fortuna ha dato buone notizie, non senza una discreta dose di strizza da parte mia che mi ha portato a obbligare il fidanzato ad accompagnarmi in quel di Bologna, le buone notizie sono ancora caute ma diciamo che piano piano [e con la neuropatia il piano piano ogni tanto sembra dilatarsi all’infinito] il mio corpo sta iniziando a collaborare e a guarire. Non sarà roba di un giorno, probabilmente nemmeno di un mese ma il processo di guarigione sta continuando e per quanto a volte sia pesante e stancante vuol dire che stiamo finalmente andando nella direzione giusta. E quella direzione mi piace un sacco, soprattutto se la percorri con persone speciali accanto pronte a trascinarti a calci nel sedere in pista quando sei stanca e hai voglia di mollare =) .

Soufflè pere e gorgonzola

Era troppo tempo che non preparavo un soufflé e mi ero quasi dimenticata quanto mi piacesse farlo. C’è una gestualità nel cucinare i soufflé, una delicatezza e un culto dell’attesa che ho ritrovato in pochissimi cibi. Preparare un soufflé è qualcosa che va oltre il cercare di fare tutto giusto in cucina, che va oltre alla precisione, che è la mia bestia nera sono un po’ troppo cazzoncella,  è l’avere fede. E’ quell’attesa davanti al forno mentre piano piano il tuo composto si alza, ma ti sembra che lo faccia troppo lentamente e tu ti dici già “Al massimo dico che è uno sformato, è buono uguale e non faccio brutta figura” ma sotto sotto ci speri che venga come lo desideri. Nel preparare un soufflé il muscolo che si esercita di più, ancora più del braccio nell’incorporare gli albumi con sufficiente delicatezza, è quello della speranza.
Forse è per quello che i soufflé più belli li riservo alla domenica mattina, perché mi sono lasciata tutta la settimana alle spalle e adesso posso concedermi di fare con calma, di perdermi dentro una ricetta, di perdermi in quell’attesa, di sperare in una piccola magia.
La ricetta in questione viene da Baking made easy di Lorraine Pascale, che amo perché fa ricette concrete e anche deliziose, ed è forse il mio soufflé più bello. L’ho un po’ modificata rispetto al libro ma il procedimento è lo stesso.

 Ingredienti per 4 soufflè monoporzione:

1 Pera, pelata a e tagliata a cubotti
75ml di porto
15gr di burro
15gr si farina
150ml di latte
50gr di gorgonzola a cubetti
3 uova
Burro e pangrattato per le cocottine

Preparazione:

Mettere la pera insieme al porto e a una macinata di pepe in un pentolino e aggiungere tanta acqua da coprirla. Portare ad ebollizione e poi abbassare il fuoco in modo da farla appena sobbollire e cuocere fino a che la pera inizia ad ammorbidirsi, a me sono bastati pochi minuti. Togliere dal fuoco e lasciare in infusione.
Preriscaldare il forno a 190° e mettere al suo interno una leccarda in modo che si scaldi con il forno, questo ci spiega l’autrice dovrebbe aiutare le uova ad alzarsi. Preparare la besciamella facendo fondere 15gr di burro, aggiungendo la farina e poi il latte freddo e mescolando in modo che si crei una crema fluida e senza grumi. Togliere dal fuoco e aggiungere il gorgonzola in modo che vi si sciolga dentro. Quando inizia a intiepidire aggiungere i tuorli.
Imburrare e cospargere di pangrattatato gli stampini da soufflé, questa operazione va fatta con la massima attenzione perché devono essere interamente ricoperti o il composto avrà difficoltà ad alzarsi. Mettere sul fondo di ognuno un pochino di pera cotta nel porto.
Montare a neve gli albumi.  Aggiungere una bella cucchiaiata di albumi al composto di gorgonzola e mescolare vigorosamente in modo che inizi ad ammorbidirsi e l’aggiunta dei successivi sia più semplice. Aggiungere i rimanenti albumi avendo cura di non smontarli e quindi con un movimento dal basso verso l’alto. Versare il composto negli stampini, riempiendoli quasi fino all’orlo, io ho fatto un dito in meno per dare un’idea.
Estrarre la leccarda da forno, disporvi le cocottine e infornare per 15-18° minuti senza mai aprire il forno.
Una volta pronti sfornarli e servirli immediatamente. Io mentre cuocevano ho aggiunto un paio di cucchiaini di zucchero di canna al porto usato per la cottura delle pere e l’ho fatto ulteriormente ridurre a fuoco dolce, in modo da ottenere una salsina con cui bagnare i soufflé che ho trovato particolarmente gradevole.

Darjeeling cupcakes per il mio papà

La ricetta di oggi viene dalla app di Primrose Bakery che ho scaricato qualche settimana fa su consiglio di Gaia, ed effettivamente nel vale la pena perché per 3 euro si hanno diverse ricette che soprattutto per i cupcakes sono anche abbastanza originali.

Darjeeling Cupcakes

Ho scelto di prepararla quando un paio di domeniche fa è passato a trovarmi mio padre. A vedere per la prima volta la nostra casina e blabla [e nel blabla in realtà c'è molta euforia e gioia per questo], perché per Natale ci aveva regalato del buonissimo Darjeeling non ricordo minimamente che tipo di fogliolina fosse ma sicuramente era una fogliolina figa [che non ho usato, perché come tutte le cose a cui tengo particolarmente le uso pochissimo e rischio di farle ammuffire. Genio. No banalmente temevo fosse un po’ sprecato utilizzarlo per dei cupcakes] e mi sembrava carino rendergli onore con una ricetta a lui ispirato. Mio padre non è che impazzisca per i dolci in realtà, si dice che si cercano i fidanzati come i genitori e infatti né Fab né mio padre mangiano dolci oltre ad essere entrambi un tantino psicopatici ma in maniera simpatica [per i primi cinque minuti], però gli sono piaciuti. Rispetto alla ricetta originale ho modificato il tipo di zucchero e l’ho abbassato come quantità, ce n’erano 50gr in più, perché ormai ho capito che tutte le ricette dei cupcakes per me sono troppo dolci ma a parte questo erano buoni e si sono conservati morbidi per qualche giorno, cosa che non capita sempre con questi dolcetti.

Ingredienti per 12 cupcakes

125ml latte
6 bustine di Darjeeling
110gr di burro morbido
175gr di zucchero di canna
2 uova
125gr di farina autolievitante
120gr di farina 00

Per il frosting

120gr di burro morbido
220gr di zucchero a velo
2 cucchiai di latte, prelevati da quello lasciato in infusione per le basi

Preparazione:

Mettere il latte in un pentolino e appena inizia a bollire rimuoverlo dal fuoco e aggiungere le sei bustine di darjeeling e lasciare in infusione per almeno mezzora.
Preriscaldare il forno a 180°.
Nel kenwood o nella vostra planetaria amalgamare con la frusta a K il burro morbido con lo zucchero per ottenere un composto gonfio. Aggiungere un uovo alla volta e amalgamare anch’essi.
Rimuovere le bustine di tè dal latte, tenerne da parte due cucchiai, e iniziare ad aggiungerlo al composto di burro e zucchero alternandolo alla farina. Si otterrà un impasto morbido e ben amalgamato.
Versarlo nello stampino per muffin il mio è della Pavonidea in cui si saranno messi prima i pirottini e riempirli fino a 2/3. Infornare per 25 minuti circa, o fino a che diventano belli dorati.
Sfornarli e lasciarli raffreddare.
Nello stesso tempo preparare il frosting montando il burro a cubetti con lo zucchero a velo, sempre con la solita frusta a K prima o poi dovrò comprare la seconda ciotola, e aggiungendo i due cucchiai di latte aromatizzato. In pochi minuti si otterrà un frosting gonfio e spumoso.
Con una sacca da pasticcere guarnire le basi con il frosting. Io poi ho scelto di decorarli con l’etichettina delle bustine da tè, nella ricetta originale consigliavano di mettere un bastoncino di cannella [ infatti in alcuni fotografati si vede] ma non mi ha convinto visto che la cannella c’entra poco con la ricetta.

Tagliata al forno

Mia madre è bravissima a cucinare la tagliata. Ora magari a voi sembrerà una stupidaggine perché non è questo piatto da Four season o simili ma fin da quando ero bambina ho amato alla follia la sua tagliata. Riusciva sempre a scaldare la padella alla perfezione e la carne all’interno era sempre bella al sangue come piaceva a me. Fuori marroncina e dentro al sangue, mi sembrava ci fosse qualcosa di magico in quella preparazione. E’ vero che trovo qualcosa di magico in qualsiasi cosa però mi piaceva tanto lo stesso. Poi sono cresciuta, il rapporto è diventato più complicato, lei ha smesso di vedere i miei lati buoni e quando me ne sono andata di casa ho trovato più difficile anche io vedere i suoi. Sapevo che c’erano, mentre confesso che temo lei non sappia dell’esistenza dei miei, solo che era tutto un po’ appannato e difficile da vedere. Però le ho sempre riconosciuto il fatto che faceva la tagliata più buona del mondo e forse per questo ogni volta che Fabri mi ha proposto di prepararla mi sono rifiutata. Sentivo che non sarei mai stata all’altezza di quella tagliata come non ero all’altezza delle aspettative che lei aveva in me come figlia. La sua tagliata era quella buona e speciale, la mia sarebbe venuta fuori sicuramente meno buona, sicuramente meno magica. E poi sono andata una mattina a comprare la carne da Cazzamali, che amo alla follia, e anche se fino all’ultimo ero perplessa gli ho chiesto “Posso avere un pezzo di carne per tagliata?” e lui oltre a un pezzo di noce buonissimo mi ha offerto una possibilità di avere una mia tagliata. Mi ha proposto infatti di cucinarla al forno e non in padella, me l’ha consigliato come si consiglia una qualsiasi ragazza giovane che è ancora agli inizi nella cucina ma in realtà quello che mi ha offerto è stata una possibilità di rendere questo piatto mio. Di non rovinare il ricordo della tagliata di mia madre ma di crearne uno nuovo, tutto per me. La tagliata cotta al forno viene alla perfezione, quando la si taglia non esce quasi sangue ed è un concentrato di succhi e sughi divini. I tempi di cottura ovviamente dipendono dal pezzo di carne in questione, il nostro era da un chilo e abbastanza spesso ma probabilmente chi ne capisce di più di me di carne [io sono portata soprattutto per le cotture lunghe, che mia madre non ama e dove non posso sbagliare] riuscirà a regolarsi. E insomma è una figata. Non è luna ricetta da blog supercool presumo e non ci sono patate viola o salcazzo, cosa c’è di moda quest’anno? Perché l’anno scorso andava la fava tonka e io ce l’ho ancora nel cassetto che mi fissa con aria si supponenza, ma è una buona ricetta per non impuzzolentire casa e per avere una propria tagliata. Per dare inizio a una nuova memoria culinaria. Perché è per quello che cucino no? Per riuscire ad avere dei bei ricordi.

Tagliata al forno

Ingredienti per 4 persone:

1 pezzo di carne per tagliata da circa 1kg, nel nostro caso era noce
300gr di pomodori ciliegini
100gr di insalatina, nel nostro caso songino dell’orto dei non suoceri
Grana qb

Preparazione:

Accendere il forno a 250° e aspettare che arrivi in temperatura. Tagliare a spicchietti i pomodori e condire l’insalatina. Quando è arrivato ai 250° mettere il pezzo di carne sulla griglia del forno, così direttamente senza ungerlo o fare alcunché e mettere sotto la griglia una leccarda o una teglia con acqua. In questo modo i succhi che la carne perderà non faranno fumo, e sporcheranno fastidiosamente il forno, e al tempo stesso si eviterà la secchezza. Infornare per 15 minuti senza mai aprire il forno, come il pandispagna!, trascorso quel tempo spegnere e lasciare la tagliata dentro, sempre senza aprire, per ancora dieci minuti.Estrarre la carne e tagliarla a fette spesse circa 1cm, servire con l’insalatina di pomodori su cui si sarà grattugiato un po’ di grana.