Io non sono bravissima nelle amicizie. Mi incasino sempre. Penso derivi da quel misto di timidezza, ansia da prestazione, incapacità di litigare [e quindi accumulo di piccole cagate che diventano enormi tragedie] che mi rende una sorta di pentola a pressione pronta a scoppiare e incasinare tutto. Aggiungiamo a questo una tendenza alla discontinuità nei rapporti umani che è raccapricciante, ho superato la tendenza alla cotta per le persone nuove che conosco ma la discontinuità mi rimane, viene fuori un discreto casino. Per carità qualche persona speciale nella mia vita, qualcuna davvero davvero speciale, sono riuscita ad averla intorno, oltre a un piccolo numero di adorabili cazzoni con cui guardare telefilm e spettegolare di ex fidanzate che portano il nuovo pargoletto ai genitori dell’ex e per questo mi sento enormemente fortunata, però ecco quello dell’amicizia non è il mio cavallo di battaglia. Bravissima a fare le sorprese, a friggere patatine fritte e anche a fare la fidanzata ma a un’ipotetica sfida dalla De filippi non me ne uscirei mai con l’amicizia come cavallo di battaglia.
Però ogni tanto mi va di culo. Ogni tanto il karma si dimentica tutte le cazzate che ho combinato in passato e ti manda una persona speciale. Succede un po’ a cazzo di cane, tu commenti il suo blog con la solita frasettina standard “Ah che figata, se avessi gli ingredienti la farei subito!” e dall’altra parte invece c’è una persona che riesce ad andare oltre, che riesce a leggere qualcosa di più della ricetta e con cui finisci a parlare. Con cui finisci a parlare magari un venerdì sera, quando Fabri è a D&D e tu non è che sia proprio di ottimo umore, ma lei è lì e improvvisamente Sant’arcangelo e Rozzangeles sembrano vicinissime e rimani a parlare, a scrivere fino alle due di notte, con lei che ti piglia per il culo perché sei un razzo a digitare e ti consola perché hai una madre che ti dice che sei grassa peggio della Pausini.
Ogni tanto ti va di culo e allora succede che ti trovi a incontrare una persona come Veronica, che senza averti mai vista né sentita ti invita da lei per le visite mediche “così risparmi sul treno” e che incontri un ventitre dicembre in stazione e che poi ti accompagna all’uscita della visita ridendo e ripetendoti mille volte se davvero stai bene o preferisci sederti o salcazzo.
Ogni tanto ti va di culo e incontri una persona che se abitasse a meno chilometri sarebbe proprio l’amica di cui avresti bisogno. Perché è acida, o diversamente ironica, brillante, incasinata e solare. Perché è una che sa sbelinarsi, che magari ti dice all’ultimo le tremila tragedie che stanno per succedere ma che ti accoglie anche in casa con una piadina calda e dei dolcetti e poi ti abbraccia forte e ti regala delle pantofole. Veronica dice mille parolacce, ti prende in giro e si prende in giro [io non sono ancora brava a farlo], è generosa, spontanea. E’ un po’ come sarei io se non mi incasinassi dentro me stessa. Ed è solare, sì lo so che l’ho già detto, ma ha una solarità contagiosa di quelle belle. Che poi a me le persone positive stanno pure un po’ sul cazzo di base, ma lei lo è in modo carino, lei è un cuor contento. E’ quella persona che quando vedi dopo una nevicata infernale tutto infreddolito, bagnato e pure un tanti nello incazzato ti sorride e ti fa dimenticare tutto. Prima di lei pensavo che le persone così non esistessero, che esistessero solo ippopotami di peluche cuorcontenti.

Io non sono brava nelle amicizie però ogni tanto mi va di culo lo stesso e allora scopro che ci sono persone che sono un po’ come il tuo ippopotamo di peluche e che ti vogliono un po’ essere amiche ed è una figata. E quindi grazie. Per essere un cuorcontento e per avermi permesso di stare meglio con il tuo essere tu.
Torta rustica di Veronica

Quindi oggi la ricetta viene dal blog di Veronica, è la torta preferita di Renga o salcazzo io Renga manco lo ascolto ma nonostante questo è molto buona quindi probabilmente può essere la torta preferita di qualsiasi cantante vi venga in mente.
Ps: mi dicono dalla regia che Veronica abbia impunemente scopiazzato,scherzo c’è da dirlo?, da Marco e quindi per non fare la blogger ladruncola e perchè il karma non i vendichi di me facendomi marcire i peperoni che ho comprato per le caviotte lo cito. Che l’albero genealogico delle torte dev’essere ristabilito, soprattutto quando sono così buone. Grazie anche a te =)
La ricetta la copio e incollo così com’è dal suo blog. Perché semplicemente è buona così com’è.
L’unica differenza che ho apportato, su consiglio dell’autrice, è di aumentare un po’ la cipolla e di aumentare il tempo di cottura perché ogni forno è pazzo a modo suo.
Ingredienti per uno stampo da 24cm:
1 rotolo di pasta sfoglia
3 patate medie a pasta gialla
2 cipolle rossa di Tropea
300 gr di fontina
100 g di Brie
1 fetta di speck da circa un etto
rosmarino
sale
Preparazione:
Stendete la pasta sfoglia su una teglia foderata con la carta da forno.
Accendete il forno a 200°.
Pelate le patate e taglietele a fette sottili. Metterle a bagno per un pò per renderle più digeribili e asciugarle bene.
Tagliate le cipolle di Tropea a fette sottili e farla caramellare con poco burro e un po’ di aceto balsamico; io nel burro ho fatto rosolare anche una fetta di speck, che poi ho spezzettato grossolanamente, perché il prosciutto di Parma che usa Veronica io non riesco a non scofanarmelo in un sol boccone. Disponete nel cestino di pasta sfoglia: le patate, la cipolla e la fontina tagliata a cubetti. Evitate di stratificare separatamente i tre ingredienti, ma mischiateli tra di loro.
Mettete la teglia in forno per circa 20′-25′. [per Veronica, nel mio forno ce ne sono voluti 35 abbondanti, la stagnola che lei cita io l’ho usata per l’ultimo quarto d’ora] Per evitare che si secchi troppo il formaggio, bruciandosi, coprite la teglia con un foglio di alluminio.
Aspettare almeno un quarto d’ora perché si ricompatti un po’, essendo formaggiosa, e servirla. E’ buonissima anche fredda il giorno dopo.
